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The Butterfly Effect

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La passione di Franco Nisticò e la strategia delle lumache. Stampa E-mail
Scritto da Mimmo Loiero   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 17:49

La vita e la morte di Franco Nisticò, testimoniano una maniera di fare politica densa di dignità e passione, di impegno per gli interessi della comunità, una politica dal basso che non si ferma alle questioni locali ma parte da queste per occuparsi e partecipare al dibattito sugli interessi generali.

Una politica praticata e predicata che non sporca le persone come una vergogna ma si può rivendicare con orgoglio e tramandare con lo stesso orgoglio ai propri figli, alle generazioni future.
Una politica che fa parte della vita e non ne è una parte staccata, come un mestiere, un business, una professione. Una politica che non fa il dare e l'avere delle energie spese in rapporto ai successi, ai consensi, ai voti, al potere ottenuto. Una politica che mette in conto lotte, sacrifici e sconfitte anche solo per il raggiungimento di obiettivi sociali)
Una politica forse difficilmente comprensibile oggi che la parola politica viene così spesso e non senza motivo collegata a parole come clan, corruzione, sesso, droga, affari. Quando anche nella parte "migliore" dei politici predomina la strategia delle lumache: non rischiare nulla, non fare nulla, chiudersi nel proprio guscio aspettando tempi migliori.
Nella pratica di questa politica Franco Nisticò è stato uno di Pedalando Volare. Perché Pedalando Volare può essere stata molte cose: una buona -o per alcuni cattiva- amministrazione comunale, una specie di mini compromesso storico soveratese, un gruppo di comunisti scatenati, il presagio di un Ulivo che non riuscì mai a venire alla luce... ma è sicuramente stato un movimento per la rinascita della politica dopo la vergogna di tangentopoli. Non un movimento antipolitico e nemmeno antipartito. Semmai il contrario. Come era scritto chiaramente nelle prime righe dello statuto.
C'erano una volta i Partiti. Raggruppamenti di uomini liberi, fortemente uniti da una visione comune del bene pubblico.
I partiti, sia che si proponessero di cambiare il mondo sia che cercassero di recuperare le tradizioni, analizzavano le situazioni, elaboravano regole di governo, facevano delle previsioni in base alle loro analisi ed erano molto vicini alla gente perchè loro stessi erano "la gente".
C'erano una volta i Partiti. E ci sono ancora. Occupano il potere, l'amministrazione, l'economia, l'informazione. Sono dappertutto: nelle USSL come nello spettacolo, nella mafia come nello sport. Salvo qualche eccezione, non elaborano niente, non fanno programmi, hanno rinunciato a cambiare il mondo, non intendono recuperare tradizioni. Vivono alla giornata.
Si dice che i cittadini si siano allontanati dalla politica. Non è vero. Si sono solo allontanati dai partiti.
E torneranno alla politica. Ma intanto devono liberarsi di un intero ceto politico, dei metodi e delle regole assurde che rischiano di portare la collettività allo sfascio totale. Devono elaborare nuovi metodi e nuove regole e far nascere una nuova dirigenza politica. Qui da noi più che altrove. Adesso. Ognuno nel suo piccolo.
Mi pare proprio che l'esperienza politica di Franco Nisticò si collochi nella costruzione di una nuova politica, di una nuova classe dirigente, da far nascere e crescere, magari nelle nuove generazioni, dal basso nel calore delle lotte sociali e non nelle risse per la spartizione di potere e poltrone. Soprattutto in Franco e in altri del movimento, provenienti dalla esperienza forte della militanza nel PCI, queste esigenze si saldavano con l'aspirazione ad una unità sostanziale delle energie politiche sociali e culturali che condividono valori di uguaglianza, solidarietà e progresso.
Franco Nisticò aderì con entusiasmo a Pedalando Volare e partecipò attivamente alla vita del movimento e ai congressi annuali accettando anche la candidatura nel collegio di Badolato-Guardavalle alle elezioni provinciali del 1995 in cui Pedalando Volare si presentò con il suo simbolo ed il suo candidato a presidente raccogliendo oltre 2000 voti.
Il 1995 fu un anno di notevole fermento politico per le elezioni regionali che coincidevano con le elezioni provinciali. Si usciva da tangentopoli e nel sud ed in Calabria si erano manifestati con chiarezza segnali importanti di volontà di cambiamento.
Le elezioni politiche del '94, che avevano decretato la sconfitta del centrosinistra con i Progressisti di Occhetto, erano invece risultati vincenti per il centrosinistra nella stragrande maggioranza dei collegi calabresi ed erano numerosi ed importanti i sindaci dell'area di centrosinistra eletti con progetti alternativi.
C'erano tutte le condizioni per lanciare un progetto politico innovativo e candidati che esprimessero tali esigenze. Il "patto Bova-Veraldi" uscito vincente dopo un estenuante patteggiamento tra i partiti non fu "ovviamente" considerato tale e il movimento Pedalando Volare si mise alla testa di un tentativo di progetto alternativo insieme a sindaci di sinistra, ambienti della sinistra cosentina, la Costituente dei Cittadini, il Movimento Meridionale, Rifondazione Comunista e Alleanza Democratica.
Purtroppo anche questo tentativo fallì perché entrarono nel progetto metodi e logiche di interessi personali e vecchia politica e a noi non restò che cercare di promuovere il cambiamento con un nostro progetto politico alle elezioni provinciali laddove il doppio turno consentiva di non spaccare lo schieramento di centrosinistra.
Fu una campagna elettorale difficile e complessa in quanto una parte del movimento non voleva che ci si occupasse di cose fuori da Soverato, altri erano preoccupati che la campagna elettorale potesse procurare problemi all'amministrazione ed al sindaco, altri non volevano affrontare una campagna elettorale fuori dai partiti tradizionali che però già si erano dissolti.
Nonostante tutto fu però una campagna allegra e vivace come tutte le campagne elettorali del movimento senza ansie, anche perché l'obiettivo dichiarato era promuovere una politica nuova non guadagnare poltrone. La giocammo per lo più fuori casa per evitare problemi all'amministrazione e al sindaco. Ricordo il comizio di chiusura di Franco a Badolato marina durato un paio d'ore.
Alle elezioni regionali Veraldi perse e perse pure il candidato del centrosinistra. Ricordo pure che vivemmo, anche noi del movimento, i nostri 2300 voti del risultato, come una sconfitta, tant'è vero che sentendomi responsabile come candidato diedi le dimissioni da coordinatore. Per Franco invece si trattava di un buon risultato e di una esperienza da continuare.
Durante i funerali di Franco ci si è interrogati sul senso di questa maniera di fare politica se si trattava degli ultimi fuochi di una tradizione oramai scomparsa e se ci saranno ancora altri Franco Nisticò.
Da Guerino e dai suoi giovani amici è arrivata come risposta una promessa e un impegno.
Troveranno loro, troveremo insieme, gli strumenti per modificare una realtà che purtroppo si rappresenta con le stesse esigenze del '95 dopo tangentopoli: rinascita della politica, formazione di una nuovo classe dirigente, riforme e regole nuove capaci di liberare e mettere a frutto le enormi energie sociali e culturali scaturite dal progresso scientifico e tecnologico, dalle acquisite parità di genere, dalle nuove questioni legate all'ecologia, dalla mescolanza di razze e culture, riscatto morale e materiale del sud e della Calabria.
E' sotto gli occhi di tutti che la seconda repubblica non ha risolto nessuno di questi problemi semmai li ha aggravati con leggi e comportamenti restrittivi che hanno ulteriormente compresso queste energie portandole ad un livello di saturazione che comporta forti rischi di esplosioni e sommovimenti sociali.
E' sotto gli occhi di tutti che le libertà promesse e sbandierate sono state attivate solo nel settore finanziario con i risultati noti a tutti, lo possono vedere tutti che il rinnovo della classe dirigente è stato attuato con la scesa in campo di piccoli e grandi palazzinari, banchieri e imprenditori che al potere economico hanno aggiunto il potere politico o tutt'al più veline e divette. Che il sud e la Calabria non contano nulla e che il divario con il nord aumenta invece di diminuire.
Durante i funerali di Franco è circolata di nuovo la parola comunista come parola nobile ed ho risentito il ritornello di sempre: chi glielo ha fatto fare?
Già chi glielo ha fatto fare? Non sono credente, ma nel risentire per l'ennesima volta questo ritornello, mi è venuto in mente il Cristo in croce. Anche a lui chi glielo ha fatto fare?

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